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Religiosità popolare. Preghiera in dialetto in versione marchigiana


Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa segnalazione di un lettore.

Qualche sera fa parlando con mia moglie delle preghiere che ci ricordiamo da bambini, le ho recitato una preghiera che nostro nonno Tullio ci fece imparare a memoria a noi nipotini.
Oggi ho avuto l'idea di vedere se in internet esisteva qualcosa di simile a questa preghiera, ed ho trovato la vostra homepage (*). Devo dire che mio nonno era di origine marchigiane (zona San Severino Marche) anche se io l'ho sempre visto e frequentato a Ravenna dove abitavano quasi tutti i miei parenti.
E' interessante notare che in marchigiano non "suona" musicale come un dialetto romagnolo e che molte frasi e parole erano "storpiate" per far tornare delle rime approssimative , e non posso dire se è cosi che era tramandata o se l'aveva rimaneggiata il nonno in base a come se la ricordava.
La preghiera recitava più o meno cosi:

"A Letto me ne vò
Quattro angeli ci trovò
due da capo e due da piedi
e Gesù Cristo accanto a me
Gesù Cristo che mi disse
che paura non avessi
Ne la notte ne il Dì
fino al punto de morì
Ne il dì ne la notte
fino al punto della morte
Tendi in la Spirito Tristu" ...
(e qui c'era da mimare un gesto di sdegno con relativo sputacchio in faccia al demone)
"Questa faccia a Gesù Cristo,
questa faccia a tutti i Santi"
("questa faccia" era inteso e mimato come se il nostro viso era adorante e rivolto solo a Gesù e ai Santi lasciando da parte gli "spiriti tristi": "tristu" in marchigiano non vuol dire triste ma cattivo, arrrogante) A questo punto ci si faceva il segno della croce ad alta voce e poi si diceva:
"Gesù Cristo mi vien Padre,
la Madonna mi viene Madre,
San Giovanni mi viene parente,
posso dormire tranquillamente"
.
Non so se questa può essere una versione che mescola 2 parti di preghiere differenti (possibilissimo) viste quelle che avete pubblicato di cui riconosco alcune parti in diverse frasi o davvero fosse completa cosi in origine.

Di certo posso dire che è l'unica preghiera che "sento viva in me", piena di significato in ogni azione e parola. Il nostro nonno Tullio , consapevole o meno delle moderne tecniche di comunicazione, raggiunse lo scopo di imprimercela nella mente con la mimica e con la recitazione enfatizzata che ci faceva divertire moltissimo, e con la nostra partecipazione (obbligatoria!) allo sputacchio mimato verso il"demone"....oltre a qualche "soldino per il gelato" se la recitavamo bene.. (risultato ottenuto )

Come diceva il Nonno.. "Pace e Bene"
Auguri di buon 2009
Massimiliano Tozzi
Polverigi (Ancona)

(*) NB . Confrontare questa versione con le altre riportate nell'articolo intitolato "Religiosità popolare. Una preghiera non canonica in dialetto". Magda Barbieri , pubblicato in questa stessa sezione nel nov. 2005



Scritto in Storia delle religioniinvia ad un amico | letto 3721 volte

Inserito da redazione il Gio, 2009-01-08 06:56