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La barbabietola da zucchero nella pianura bolognese.Vincenzo Tugnoli


L’importanza agronomica di questa coltivazione richiede particolare attenzione nell’applicazione delle pratiche di campo, soprattutto nella pianura, dove predominano suoli ad elevato tenore di argilla.
La barbabietola da zucchero appare, sulla base della esperienze fino ad ora acquisite ed in particolare in questi ultimi anni, come una coltivazione di difficile gestione, fortemente soggetta ai condizionamenti del clima e di errate applicazioni delle tecniche colturali. Negli ultimi 40 anni la resa in saccarosio ha subito flessioni annuali anche superiori al 20%; a partire dall’’80 si registra una parità rispetto ad ora, quasi a segnalare che innovazione tecnologica non abbia prodotto vantaggi.


Errori applicativi “costano”ora più cari, sia per l’elevato impegno economico richiesto sia per l’incidenza che possono avere su un reddito finale sempre più indirizzato al ribasso.
In un clima di “vacche magre” non è più ammesso seguire linee operative non idonee alle esigenze ambientali e tecniche richieste dalla coltura.
La tecnica risulta quindi l’unica arma in grado di apportare miglioramenti produttivi tali da soddisfare anche l’economia della coltura; prospettive di innalzamento dei prezzi di vendita delle radici di barbabietola all’industria di trasformazione, appaiono allo stato attuale improponibili ed insperati, per cui non rimane altra strada che valorizzare le produzioni agricole.
L’impegno in questo senso deve essere massimo, individuando interventi tecnici non proprio adeguati alle esigenze attuali, provvedendo ad operare cambiamenti in linea con i mutamenti colturali ed economici.
Non è certamente facile riconoscere gli errori, ma in un regime di restrizione economica, la volontà di rivalutare i margini economici di una coltura importante come la barbabietola deve essere superiore. Non bisogna dimenticare quali benefici agronomici la sarchiata apporta a tutto l’avvicendamento; minime lavorazioni del terreno e semina su sodo di cereali, sono possibili solo grazie alle arature profonde apportate alla bietola. Diversamente la compattazione del suolo sarebbe sempre in crescita e finirebbe per preoccupare non poco il coltivatore, costringendolo nel breve periodo a dover ritornare alle arature per tutte le colture; l’aggravio dei costi sarebbe inevitabile e consistente e potrebbe pregiudicare la sopravvivenza dei cereali in molte zone.

Le scarse produzioni della annata che si è appena conclusa non debbono far nascere rimpianti e disaffezioni nei riguardi della barbabietola da zucchero. E’ comprensibile che aver chiuso la campagna con medie di saccarosio di 5,5 tonnellate ad ettaro contro le 6,9 dello scorso anno (che comunque non era stato favorevolmente apprezzato) non  facilita positive aspettative, anche se un titolo medio intorno a 16,5 gradi porta ad incassi finali più elevati rispetto alla semplice valutazione della resa in saccarosio. La produzione di zucchero è risultata inferiore di oltre il 30% rispetto alle assegnazioni per il nostro Paese, per cui le prospettive per il futuro fanno ritenere che esistano serie possibilità per risalire la china. Oltretutto i minori oneri comunitari a cui andremo incontro, associati al riconoscimento della regionalizzazione, fanno sperare in un significativo aumento del prezzo al produttore sia per questa che per la prossima campagna; evento insperato per le prospettive che vanno emergendo a livello europeo.

Al di là di tali benefici economici (seppur importanti) l’attenzione deve essere rivolta ad un miglioramento delle tecniche con l’obiettivo di portare ad una stabilità delle produzioni tale da annullare l’alternanza di investimenti elevati (nelle annate favorevoli) ad altri più scarsi (subito dopo campagne avverse), condizioni che portano ad una mancanza di programmazione in un settore che non può convivere con chiusure di stabilimenti se non a scapito di un abbandono delle superfici nelle aree interessate. 

L’IMPORTANZA DEL TERRENO

Alla base di un corretto indirizzo colturale c’è a mio parare una valida preparazione del terreno che dovrà ospitare il seme di bietola. In questi ultimi tempi si assiste ad una sempre più marcata assenza di rispetto per il terreno. Le attrezzature che vengono impiegate per eseguire operazioni molto semplici, quali erpicatura, semina, sarchiatura e trattamenti, sono sempre più pesanti, con potenze elevate ma tali da accrescere il fenomeno del calpestamento e compattamento del suolo. Non voglio certamente auspicare il ritorno al passato con carrucole e corde che impedivano il transito dei mezzi di traino direttamente sul campo  ma rimanevano sulla capezzagna; voglio solamente sensibilizzare gli operatori sui danni che ripetuti e a volte inutili passaggi, possono arrecare alla struttura del suolo, danni che finiscono poi per ripercuotersi negativamente sul naturale sviluppo della pianta e quindi sulle rese finali.

La bietola rappresenta l’unica specie il cui prodotto cresce sotto terra, rispetto alle altre la cui valorizzazione è nella parte superficiale; ciò deve far riflettere sulla importanza che una valida strutturazione del terreno può rappresentare per la sarchiata. Errori in fase di preparazione del letto di semina peseranno fino alla fine del ciclo, portando a minori entrate economiche per il produttore.

Precipitazioni abbondanti o assenti, non sono una prerogativa di queste ultime annate, solo che in passato non lasciavano quegli strascichi che si vanno riscontrando sulla bietola. Ila bietola in condizioni di mal strutturazione non riesce a svilupparsi normalmente.

Nei nostri avi il rispetto del suolo era certamente all’apice delle concezioni tecniche. L’elevato costo richiesto dagli interventi preparatori impone una maggior oculatezza nella scelta  delle modalità operative, ma non deve portare ad un abbandono di tali interventi, solo per risparmiare sulle spese; i danni economici finali sarebbero ben superiori. La lavorazione del terreno incide sul totale dei costi di produzione per circa il 20%.

Analizziamo i diversi passaggi che si rendono necessari in  questo periodo per un miglior avvio della prossima campagna:

Erpicatura: l’affinamento finale del letto di semina è opportuno avvenga con tempestività, rimandando al pre-semina eventuali passaggi per rompere la crosta superficiale creata da piogge battenti invernali. La profondità di lavoro deve comunque essere limitata ai 4-5 cm, per non riportare in superficie zolle bagnate. L’eliminazione di infestanti presenti all’atto della semina, può essere realizzata con trattamenti chimici a base di disseccanti quali Glyphosate (Roundup o similari), Glufosinate ammonio (Basta), Paraquat+ Diquat (Seccatutto) a dosaggi variabili in base alla formulazione e da associare ai diserbi di pre-semina (solo il Basta è registrato anche per il pre-emergenza).

Rullatura: il ricorso a questo passaggio deve essere limitato ad una condizione di eccessiva sofficità del terreno; l’obiettivo deve essere quello di consentire una uniforme e regolare deposizione del seme, a tutto vantaggio di una pronta emergenza, che sfrutti l’umidità presente nel terreno.

Esperienze pluriennali condotte dal sottoscritto pongono in evidenza i benefici effetti sulla produttività arrecati dal letame; anche se le valorizzazioni di PLV appaiono contenute (intorno al 7-8%) con gli attuali “chiari di luna” l’agricoltura della pianura non può permettersi di lasciar perdere incrementi produttivi seppur minimi. Le stesse esperienze evidenziano pure i vantaggi arrecati dalla pollina distribuita alla dose di 0,5 t/ha in estate, mentre alcun beneficio economico viene arrecato dall’interramento della paglia di frumento, anche a dosi elevate.

Altrettanta validità si può riscontrare con apporti di ammendanti e di altri materiali organici quali compost somministrati in autunno o in primavera, bio-lit,   guanito,phenix e fertiligne+ algomarine,distribuiti in pre-semina  e infine di fanghi.

Migliorare quindi le condizioni del suolo, con riduzione dei passaggi meccanici al minimo indispensabile e con somministrazione di organico, deve essere l’obiettivo che il produttore deve prefissarsi nell’immediato; solo in tal modo, a mio parere, sarà possibile ottenere dal terreno la più favorevole risposta alle esigenze della bieticoltura italiana. 

COME CONCIMARE IN PRE-SEMINA

Sempre in tema di apporti nutritivi alla barbabietola, è importante affrontare il problema di come orientare la distribuzione dei concimi minerali, in particolare nel periodo che precede la semina.
Il consiglio ottimale in questi casi è di indirizzare i dosaggi  sulla base delle reali conoscenze (mediante analisi di laboratorio) sulle dotazioni esistenti nel suolo oggetto di coltivazione.
In assenza di tali importanti informazioni, si possono definire alcuni consigli pratici, estrapolati dalle dotazioni storiche medie rilevate negli anni. In base alle informazioni analitiche e sperimentali in mio possesso i consigli di concimazione fosfatica e azotata da attuare in pre-semina  e localizzati nello stesso solco di semina (esclusivamente per il fosforo), risultano i seguenti nelle aree della pianura Bolognese:

q       FOSFORO (kg/ha) 120 + 50 localizzati alla semina

q       AZOTO (u/ha) 90

Per quanto riguarda l’apporto di potassio le analisi dimostrano una elevata dotazione in quasi tutte le aree, per cui se ne consiglia l’impiego solo in caso di accertata carenza. 

LA DIFESA DEI PRIMI STADI

La difesa dagli insetti terricoli riveste, in questa ottica, un ruolo fondamentale per un favorevole avvio dello sviluppo della coltura, ciò anche perché, una volta accertata l’azione di questi parassiti, risulta impossibile adottare interventi chimici di rimedio; non essendo possibile infatti raggiungere  per contatto gli insetti, l’efficacia dei principi attivi viene vanificata. Allo scopo di prevenire questi attacchi, già da tempo, si fa ricorso alla geodisinfestazione, localizzando sulla fila di semina appositi prodotti in possesso di attività letale nei confronti dei parassiti presenti nel terreno (Elateridi, Blaniuoli, Scutigerella Atomaria,) e grazie alla loro sistemicità permettono di controllare anche l’ Altica.

Negli ultimi anni (dal  1997) questo tipo di difesa chimica localizzata alla semina, è stata in gran parte (58%) sostituita dalla fitoprotezione applicata alla confettatura; in pratica all’atto della confettatura ( aggiunta al seme, per classi di calibro, di una miscela in polvere di materiali organici ed inorganici per renderlo sferico) che segue la prepulitura, calibratura e levigatura del seme, vengono inseriti fungicidi specifici quali il tradizionale TMTD (efficace per Phoma e Alternaria)  e recentemente sostituito dall’Hymexazol (valido anche per Aphanomyces e Pythium) il cui nome commerciale è Tachigaren, in grado di estendere la protezione anche alle radici delle giovani piantine. Al di sopra della massa confettante, prima della pellicolatura finale, viene inserito l’insetticida, rappresentato fino ad ora dal principio attivo Imidacloprid , commercialmente denominato Gaucho; la dose inserita per unità di 100.000 semi è pari a 45 grammi. Con tale moderna metodologia di difesa, si è ridotto di 10-15 volte l’apporto chimico rispetto alla geodisinfestazione localizzata, venendo in contro alle esigenze ecologiche e per una miglior salvaguardia dell’operatore.

L’evoluzione è però avvenuta con celerità anche in questo campo; al Gaucho si aggiungeranno infatti già dalla prossima campagna nuove molecole da inserire nella confettatura. Si tratta  del Teflutrin aggiunto al Gaucho il cui nome commerciale diventa Gaucho Montur, e del Thiomethoxam denominato Cruiser.

Il prezzo di vendita di questi nuovi prodotti è di 36,15  Euro per unità che corrisponde a 54-57  Euro per ettaro. 

LA  LOTTA ALLE INFESTANTI

Il problema delle malerbe assume un ruolo fondamentale per la salvaguardia del reddito della barbabietola; una trascuratezza del problema potrebbe portare ad appesantire le spese, senza un valido ritorno in termini di produttività. La scalarità delle nascite delle infestanti, rende difficoltosa l’individuazione di programmi di intervento unitari e risolutivi;

Lavorazioni anticipate dei letti di semina, adottate in questi ultimi anni, hanno consentito programmi di semina più elastici rispetto al passato, valorizzando, in certe condizioni, l’impiego degli erbicidi ad azione totale per l’eliminazione di infestanti a nascita autunno-invernale e, con semine più tardive, anche di chenopodiacee; attenzione ad operare in questo caso in pre-semina, poiché il solo  Basta è registrato per un uso di pre-emergenza. Nell’ottica di ottimizzare i costi e massimizzare gli effetti nella lotta alle infestanti è quindi fondamentale prendere in debita considerazione l’epoca di semina, oltre che la tipologia delle infestanti e la natura del terreno al fine di scegliere la tecnica di intervento, i prodotti e le dosi più giuste da impiegare.

L’impiego delle miscele per un miglior rapporto efficacia-costo. Fino ad alcuni anni addietro il diserbo di pre prevedeva l’utilizzo di un principio attivo ad azione residuale, a dosaggi elevati; la speranza era di riuscire a controllare le malerbe con un solo intervento. Con il passare degli anni ci si è reso conto che tale soluzione non poteva essere risolutiva, per cui, dovendo ricorrere ad ulteriori passaggi, si è ritenuto di abbassare le dosi, anche per evitare aggravio di costi, difficilmente sopportabili da parte del produttore. Dai 4-5 kg/ha si è passati ai 3-3,5, per poi giungere ad impieghi associati di più principi attivi a dosaggi ancor più contenuti (2 kg/ha). Le recenti esperienze acquisite dal sottoscritto indicano nella seguente miscela di più principi attivi, la miglior tecnica con un basso costo:

v     GOLTIX 0.8/1 + PYRAMIN 0.8/1 + VENZAR 0.2

La valorizzazione del reddito è possibile solo applicando al meglio le tecniche. Non sempre risparmiare può essere la strada giusta; può portare a penalizzazioni produttive superiori al risparmio ottenuto.

Vincenzo Tugnoli  (Associazione Nazionale Bieticoltori)

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Inserito da redazione il Mer, 2003-12-24 08:39