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Le poesie vincitrici a Pieve di Cento


Concorso letterario “Le quattro Porte” organizzato dal “Laboratorio di ricerca culturale” di Pieve di Cento.
XI Ediz. 2008.
Ecco le 3  poesie prime classificate nelle 3 sezioniPoesia in lingua italiana, Poesia Dialettale e Poesia Haiku
1
a poesia classificata, di Gabriele Aral Volterra
ALL'AMICO J0SÈ
Un saluto, mio amico portoghese
accettalo così, come mi viene,
non conosco la tua lingua
eppure quante cose ci siamo detti
quanto abbiamo capito.
Un saluto, ora che le nostre strade si dividono
e la tua corre così forte verso il domani,
mentre ti allontani
e mi lasci indietro nel percorso.

 

Porta con te queste parole da due soldi
le ore comuni, le risate e le discussioni,
porta la nostra vita così assurda
così condivisa, così profondamente
ma solo per poco, e poi niente.

Porta con te i miei racconti e i miei ricordi
i nostri sogni
la rabbia, la speranza, la noia,
portale con te
nelle tue giornate così brevi
e nelle tue notti così vive.

Raccontale al piccolo Davìd,
raccontagli di me
dello “sciancato” e di Francisco il peruviano,
di chi ci è stato vicino,
di quando abbiamo bevuto,
e di tutte le balle che abbiamo sentito.

Raccontagli dei nostri silenzi,
della gioia taciuta perché non ferisse
e delle lacrime che attendevano il sonno dell'altro,
della forza ostentata ad ogni occasione
in ogni momento, così fragile.

Parla al tuo piccolo ragazzo
delle partite a carte e dei piatti da lavare.
Parlagli dell'inverno,
sotto il peso di ruvide coperte
e di un freddo che veniva da dentro.
Parlagli dell'estate in una finestra,
dei grilli compagni di ogni notte
eppure irraggiungibili.

Raccontagli tutto Josè.
Anche se non ti presterà attenzione,
anche se non potrà capire, o se riderà,
non fermarti.

Parlagli dei nostri giorni
nient'altro che numeri di un calendario,
e di una vita chiusa in uno scrigno di attese,
parlagli delle donne nude alle pareti
e del rosario appeso sul letto,
di quest'affollata solitudine
e delle emozioni che può darti
il fruscio di una lettera.

Non dimenticare Josè
Porta con te le nostre pagine sgualcite,
dà loro un senso, fai che vivano oltre queste strette mura
fai che insegnino, che cantino
che da lontano risuonino,
che non muoiano con il mio tempo
con le mie lacrime,
che non sia solo questo il frutto.
Portale in giro per il mondo
con i tuoi occhi ingenui e il tuo sorriso sincero.

Liberale Josè,
che fuggano queste stanze
e questi corridoi consumati,
fai che abbiano cortili aperti e giardini
che corrano nelle piazze e nei viali alberati,
che respirino la domenica mattina
che sentano il profumo del pane ancora caldo.
Fagli conoscere la tua terra, Josè
la costa che infrange l'oceano
e le dolci colline su cui si distende la sera,
le luci della città ed il vino di Madeira.

Un saluto, mio amico portoghese
a chi ha tanto condiviso, così profondamente
e poi niente.

1a poesia dialettale classificata
di Angelo Minguzzi – Bagnacavallo (Ra)
E' CAFÈ

Gisto Pöldo Tugnàz e Bas-cianóñ
Tòti al sér e la dmènga dopmèždè
I s'atrôva par fês un marafóñ
Sòta{i purdig dla piaza{int e' cafè.

D'invéran i sta{a e' chêld int un cantóñ
A{e' su tavleñ, ch'l'è un pöst che mèj u n gn' è;
D'istê{i s' mèt fura{a l'ôra de tindóñ
Ch'j è pù int e' mëž a cvì ch'pasa d'alè.

E{i s' žuga un cafè: j è clie ñ t bóñ,
L'arèb da rës cunteñt neñca{e' padróñ
- Staséra me{a j ò pérs, dóñca{a señ{a péra

Cun cvèl ch'avéva veñt da te ajìr séra.-
"Aumento dei consumi", ció, a fê' acsè,
U s' cunsòma{al scarân, briša{e' cafè.

IL CAFFÈ

(E)gisto (Leo)poldo Antonio e Sebastiano(ne)
Tutte le sera e la domenica pomeriggio
Si ritrovano per la partita a carte (a beccaccino)
Nel caffè (che si trova) sotto i portici della piazza.

D'inverno stanno al caldo al loro tavolino
D'angolo, un posto che di meglio non ce n'è;
D'estate si mettono all'esterno all'ombra della tenda
E sono di intralcio ai passanti.

Si giocano un caffè: (pertanto) sono buoni clienti (si potrebbe pensare),
dovrebbe esserne contento anche il padrone (del bar)
- Stasera io ho perso, quindi siamo pari

Con quello (il caffè) che ti avevo vinto ieri sera.-
"Aumento dei consumi" (incentivo del governo), ma, se si fa così,
si consumano le sedie, non il caffè.

 

1a poesia Haiku
di Gianluigi Sacco – Varzi (Pv)

LE BICICLETTE – GELO IN LAGUNA

Le biciclette
svernano sui balconi
coi sempreverdi.

Gelo in Laguna
il violino d’inverno
sogna Vivaldi.


(*) Testi ripresi dal sito www.labpieve.it per gentile concessione degli organizzatori del Premio

Scritto in Poesiainvia ad un amico | letto 2173 volte

Inserito da redazione il Mar, 2008-09-30 05:09