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Il dialetto nel repertorio linguistico di ieri e di oggi. Bruna Badini


Atti del Convegno “Al dialàtt e la scola” Per un uso didattico del dialetto nelle scuole bolognesi.
Villa Smeraldi 27/11/2004

Intervento di Bruna Badini  Università di Bologna

Il dialetto nel repertorio linguistico di ieri e di oggi
Tutti siamo in grado di avvertire che molto è cambiato e sta cambiando negli usi linguistici rispetto al passato. L'italiano cambia sotto i nostri occhi a ritmi mai prima avvertiti, come conseguenza della sua maggior diffusione e del suo impiego nei vari strati sociali, così come è cambiato – negli usi e nelle funzioni, nelle sue caratteristiche interne – il dialetto.
O meglio i dialetti , che hanno costituito per secoli per la maggior parte della popolazione italiana, la pressochè esclusiva espressione linguistica, con cui esprimere nella comunicazione quotidiana i bisogni e gli affetti, organizzare e realizzare il lavoro, fissare i valori e le norme elaborati dalla comunità, trasmettere tanto le credenze religiose quanto le conoscenze tecnico-pratiche, creare occasioni ludiche (prevalentemente in una dimensione orale e comunitaria), o dar corpo alla vena creativa di singoli, capaci di produrre testi scritti in poesia o in prosa.


Un insieme di mutamenti avvenuti nella storia recente del paese – nell'Italia del secondo dopoguerra – ha fatto avanzare da più parti negli anni ottanta la previsione di una “morte” imminente del dialetto e ha reso credibile presso gli stessi linguisti l'ipotesi di una rapida, progressiva, radicale esclusione del dialetto dalle risorse comunicative – cioè dal repertorio linguistico – degli italiani.

In realtà oggi, alle soglie del Duemila, la situazione a livello nazionale appare più articolata e complessa di quanto generalmente si assuma quando si parla di abbandono del dialetto: non solo , ancora nell'ultimo trentennio la conoscenza del dialetto è estesa a milioni di parlanti, ma il calo nella diffusione del dialetto non ha avuto l'andamento progressivo atteso agli inizi degli anni Novanta.

Nei recenti rilevamenti nazionali, infatti, numerosi sono i risultati “attesi” e confermati: il legame tra l'uso del dialetto e il grado di scolarizzazione del parlante, l'uso del dialetto e il grado di urbanizzazione dell'area, la tradizionale differenza tra realtà regionali, l'importanza della variabile età, il diverso atteggiamento verso il dialetto di donne e uomini, la correlazione tra aspettative di avanzamento sociale/di inserimento nel mondo del lavoro e accantonamento del dialetto. Il dato meno atteso è invece che la diminuzione riguarda l'uso esclusivo del dialetto. mentre aumenta l'uso alternato , in famiglia, fuori casa, con amici/estranei.

Linguisti che hanno osservato e studiato negli ultimi quindici anni le diverse realtà regionali hanno individuato un elemento importante del persistente “comportamento bilingue” nella <mancanza di conflittualità e ampia intercambiabilità situazionele (nonché strutturale) fra la lingua nazionale e i dialetti>, nella rivalutazione dell'immagine sociale del dialetto, il quale, perduto il <valore negativo di collocazione sociale bassa e svantaggiata, di discriminazione di prestigio, ecc.. (pare) stia diventando da questo punto di vista assai più neutro, compatibile con l'italiano e con un'ampia gamma di posizioni sociali e situazionali> (Berruto 2002).

Nell'incontro odierno sul tema “dialetto e scuola” crediamo utile prendere le mosse dal quadro appena delineato e valido su scala nazionale, per porci alcune domande sulla realtà locale, bolognese, di cui qui ci occupiamo:

Si rileva a Bologna un riposizionamento del dialetto tra le varietà d'uso e un mutato atteggiamentoo nei suoi confronti?

Se è vero che le opinioni linguistiche hanno la capacità di rivelare in parte gli atteggiamenti linguistici che <non sono direttamente accessibili all'osservazione, ma stanno nel retroscena, ben sotto la superficie del comportamento> (Berruto 1995), cosa rivelano in proposito i giudizi espressi dai parlanti nelle ricerche oggi disponibili?
E le opinioni dei parlanti giovani, in particolare degli studenti delle scuole bolognesi?
Verificato che la contrapposizione tra lingua e dialetto è avvertita distintamente da una buona percentuale dei preadolescenti che sono stati da noi interrogati con un questionario distribuito ad alcune scuole bolognesi (elementari e medie, urbane e periferiche), che cosa sono in grado di dirci le motivazioni che stanno dietro i giudizi da loro espressi?

Da risposte (inevitabilmente parziali, stanti i dati per ora disponibili) a domande come queste, crediamo possano derivare anche alcune indicazioni per un uso didattico del dialetto, utili all'insegnante – nel suo ruolo di intermediario autentico tra il bambino e una visione corretta del rapporto lingua-dialetto – per valorizzare e riscoprire come il “diverso” che non fa più paura e che tanto spesso fa capolino nel nuovo italiano parlato.(*)

(*) v. i risultati della ricerca in

Bruna Badini “Il dialetto si parla diverso”. Dialetto e giovani a Bologna. pag. 68.
ed. Istituzione Villa Smeraldi. I Quaderni del Museo della Civiltà contadina n. 2/2005



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Inserito da redazione il Mar, 2005-12-13 06:13