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Convegno "L'acqua un bene da salvare". Relazione di Ferruccio Melloni


Stato di avanzamento della pianificazione della messa in sicurezza dei corsi d'acqua del Bacino del Reno”

Sintesi della relazione del dott. Ferruccio Melloni
Segretario generale dell'Autorità di Bacino del Reno

Atti del Convegno "L'acqua un bene da salvare". 29/04/2005
 Villa Smeraldi S. Marino di Bentivoglio


"Il tema è specifico; e questo presuppone una brevissima illustrazione delle tematiche della pianificazione di bacino e del suo sviluppo specifico nel bacino del Reno.
L'esigenza di pianificazione di bacino nasce dalla legge 183 del 1989, per la difesa del suolo, che, tra l'altro prevede l'istituzione delle Autorità di Bacino come organi di Pianificazione e di Programmazione , sostanzialmente scindendo queste funzioni da quelle di Attuazione e Gestione degli interventi, con una intuizione felice, dal mio punto di vista, perchè l'esperienza mi porta a dire che se si mescola la pianificazione e la gestione, il rischio è che prevalgono le esigenze di gestione e la pianificazione passa in secondo ordine, e nella logica della doppia competenza si venga travolti tutti dalla gestione.

L'avere un compito di pianificazione specifico ha consentito a tutti di arrivare con un quadro organico in materia di assetto idrogeologico e quindi di assetto dei corsi d'acqua e dei versanti; quadro che è già stato approntato in particolare dalle Regioni Toscana ed Emilia Romagna, subito dopo l'uscita della legge 183, nel '91, e approvato da qualche anno , e che ha quindi consentito di lavorare per la sua attuazione.

Gli elementi di forza della pianificazione delle rete idrografica sono lo studio idrologico e idraulico dei corsi d'acqua, accompagnati da una campagna di rilievi geometrici delle aste principali, per avere un aggiornamento della conoscenza su quanto si è modificato nel corso degli anni.

Lo sviluppo della tecnologia, dell'informatica e dei sistemi di calcolo ha sicuramente aiutato nelle operazioni di studio e pianificazione che nel passato erano state fatte sulla base di conoscenze empiriche, con tempi secolari, e che oggi si possono fare in tempi brevi.

Il vero costo che resta per acquisire un quadro conoscitivo completo viene dalla ricerca dei dati delle portate, delle piogge e delle geometrie dei corsi d'acqua, dati questi che necessitano di tempi e costi non indifferenti. I primi anni di attività sono stati dedicati a questa ricerca di dati su tutte le aste , da ovest verso est: Samoggia, Lavino, Reno, Idice, Savena, Quaderna, Gaiana, Fossatone, Sillaro, Santerno e Senio; corsi d'acqua di rilievo non solo locale.

La rete idrografica del bacino del Reno è sostanzialmente quella che va da via Bazzanese e via Emilia ed è un'area completamente artificializzata, e quindi ragioniamo su corsi d'acqua che sono sostanzialmente canali, con argini rettificati, con o senza golene, corsi che richiedevano di essere studiati, e dallo studio sono emerse alcune problematiche per cui occorreva individuare le soluzioni.

Il Reno che noi vediamo oggi è il frutto di 4 secoli di interventi attuati in relazione alle conoscenze scientifiche, agli equilibri politici, alle condizioni economiche dei tempi, e sempre alla ricerca di trovare soluzione al problema dello smaltimento delle acque, del Reno e dei suoi affluenti. Il bacino del fiume è stato anche diviso per secoli tra più Stati.

Noi oggi non abbiamo i problemi di altre situazioni italiane. Ad esempio si dice che “l'Arno oggi è più pericoloso che nel 1966”; perchè dopo quell'anno vi hanno costruito intorno paesi e aree industriali.

Noi abbiamo la fortuna che , un po' per buon senso, un po' per morfologia e un po' per capacità amministrativa, questo non è successo; e quindi sostanzialmente passiamo da un territorio montano e poi collinare con problematiche di rischio idraulico bene o male limitate, a un territorio di pianura dove invece si sono concentrate tutte le diverse problematiche di rischio, perchè l'artificializzazione, la necessità di strappare il territorioalle acque e di convertirlo all'agricoltura, ha fatto sì di vedersi consegnati dei corsi più o meno insufficienti rispetto alle portate da smaltire, rispetto ai parametri temporali di riferimento stabiliti dalla legge, che sono :

--200 anni, dove ci sono realtà insediate ( e la nostra zona di pianura è tutta da tenere in questo orizzonte temporale),

--50 anni, da tenere come livello di alta criticità, di aree ad alto rischio.

Sulla base di questi due grandi livelli di riferimento sono state fatte verifiche idrauliche e rispetto alle situazioni di insufficienza determinate si sono rilevate 3 direttrici di intervento.


(*) Il Reno in piena presso il vecchio ponte di Bagno, nel 1994 (foto di redazione)

1) LA MANUTENZIONE ORDINARIA

I corsi d'acqua di pianura sono canali che richiedono manutenzione ordinaria annuale, quotidiana, costante e con pazienza, sapendo che è la fatica della tela di Penelope, che si fa e poi si disfa.....

perchè bisogna intervenire tutti gli anni, perchè la vegetazione ricresce in continuazione.
Occorre far rendere il sistema al massimo, e ottimizzarlo, pur sapendo che gli argini sono quello che sono, alzati nei secoli con materiali della più varia natura e pezzatura, per cui infiltrazioni, fontanazzi e quant'altro sono all'ordine del giorno.


2) INTERVENTI STRUTTURALI

Altra linea di intervento è quella strutturale, con atti di minor impatto possibile, per garantire al sistema una capacità di smaltimento delle acque che abbia incidenza su decine di km di corso. ed è apparso chiaro che l'unico intervento di minor impatto è quello di realizzare delle casse di espansione, per eliminare il rischio delle piene e ridurre la portata nei tratti critici.

3) INTERVENTI NORMATIVI

Altra necessità è quella di prevedere tutta una serie di norme per l'utilizzo del suolo, per tentare di non far aumentare il rischio, non facendo aumentare ancora gli elementi esposti e vulnerabili (abitazioni, edifici civili e industriali ecc..). Norme che salvaguardino le fasce di pianura di fianco alle arginature, che rappresentano il maggior elemento di “rischio residuo”, nel caso l'argine ceda.

Le esperienze del 1949, 1951, 1966 devono insegnare . Gli argini sono portatori di rischio intrinseco

quindi non si deve aumentare la quantità dei beni costruiti vicino alle arginature. Bisogna fare in modo che non perpetuiamo un meccanismo per il quale oggi si interviene di fronte ad una emergenza, epoi domani si creano uletriori situazioni di riche richiedono un nuovo intervento.

Questo vale per tutta la rete di pianura, rete di bonifica, con corsi d'acqua che non sono in grado di ricevere neanche un litro d'acqua, se non quella chepiove all'interno, corsi artificiali e pensili, su suoli sempre più impermeabilizzati ( dalle edificazioni).

in questa direzione va la norma dell'”invarianza idraulica” o meglio del controllo degli apporti d'acqua; norma che stabilisce che chi aumenta la superficie impermeabilizzata deve provvedere a stoccare la maggior quantità di acqua che non può venire naturalmente assorbita dal terreno , e scaricarla poi in un tempo compatibile, nella rete di scolo di pianura..

Ricorderete quel che è successo nel 1996, quando un evento di pioggia rilevante ma non eccezionalissimo determinò situazioni di crisi da Bologna a tutta la Romagna con impatto su tutta la rete scolante minore.

PIANIFICAZIONE E FINANZIAMENTI CHE MANCANO

Per attuare la pianificazione in tutti i suoi punti occorre da parte di tutti gli Enti coinvolti una volontà vera e soldi. Non montagne di soldi ,ma una erogazione pianificata lenta e continuata nel tempo che consenta di fare qualcosa tutti gli anni ( innanzitutto la manutenzione).

Nel nostro settore solo le disgrazie portano soldi. Le disgraziate vicende di Sarno, Soverato e altre hanno portato finanziamenti e atti normativi e amministrativi consistenti. Ma adesso i soldi sono finiti e da qualche anno a questa parte si è praticato un taglio selvaggio ai fondi per la difesa del suolo. Sembra che ciò non importi a nessuno , nessuno lo dice, ma non c'è più una lira. Quest'anno si farà la manutenzione attraverso la conversione di 3 interventi pianificati che non sono stati fatti; l'anno prossimo presumibilmente la manutenzione non si farà. Torniamo alla situazione degli inizi degli anni '90, quando lo Stato aveva mollato ogni sostegno.

Noi come autorità di Bacino del Reno la pianificazione l'abbiamo fatta e si era cominciato ad attuarla. Ma gli Enti e i Servizi che dovrebbero continuare nella realizzaaione stanno finendo i soldi o li hanno proprio finiti, e se non si riaprono i finanziamenti della legge 183 non si finiranno nemmeno gli interventi strutturali che sono in corso.

Adesso l'intervento più avanzato è quello della Cassa di espansione delle piene del Samoggia alle Budrie di S. Giovanni in Persiceto. E' stato finanziato per 10 milioni di euro, ormai tutti spesi; mancano 3 milioni di euro e se non saltano fuori, la Cassa non sarà finita l'anno prossimo , come doveva.

Inoltre , per proseguire nella realizzazione del programma (altra Cassa di espansione tra Reno e Samoggia a Bagnetto di Castello d'Argile, v. foto sotto) occorrerebbero 5 milioni per il 2005, 4 milioni per il 2006, 5 milioni per il 2007. Non sono somme fantasmagoriche, negli anni 1991/2000/2001 li abbiamo avuti. A volte si sente parlare di 2000 miliardi per sistemare il bacino del Po, 1000 miliardi per l'Arno ecc. ; io sto parlando dell'esigenza di 6/7 milioni all'anno per 10/15 anni per tenere in sicurezza il bacino del Reno...

In conclusione posso dire che gli strumenti di pianificazione ci sono da tempo, ma il problema vero è di riaprire la fonte di finanziamento per
realizzare i programmi previsti.

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Scritto in Acqua, un bene da salvareinvia ad un amico | letto 2518 volte

Inserito da redazione il Dom, 2005-12-11 15:59