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"Italiani pericolosi". Una mostra sui campi di concentramento in Italia


La sala espositiva del Museo del Risorgimento e della Resistenza  di Ferrara  (in Palazzo dei  Diamanti, corso Ercole I d'Este,  vedi nota sotto) ospiterà fino  al 17 febbraio prossimo la mostra-studio “Italiani pericolosi. I campi di internamento e di concentramento in Italia", curata da Enrico Trevisani e Gian Paolo Borghi per il Centro di Documentazione Storica del Comune di Ferrara. Inserita nel calendario ufficiale delle Celebrazioni promosse dal Comitato Provinciale 27 Gennaio, si propone di documentare una dura (e triste) pagina della storia italiana, per taluni versi ancora non completamente nota.
Il 4 settembre 1940 Mussolini firmò un decreto con cui vennero istituiti i primi 43 campi di internamento per cittadini di paesi nemici dislocati nelle province centro-meridionali; ancora oggi è difficile stabilire con precisione il numero dei campi presenti in Italia (spesso situati in edifici non utilizzati o abbandonati): si ritiene che ne esistessero più di 400. Furono creati anche campi d’internamento civile sottoposti alla giurisdizione del Ministero dell’Interno che, per garantire l’applicazione delle disposizioni previste per l’internamento, nominò specifici Ispettori Generali di Pubblica Sicurezza. Le condizioni generali di vita nei campi erano in genere primitive e umilianti: la perdita di libertà degli internati era accompagnata da sovraffollamento, vitto insufficiente, mancanza di riscaldamento e di acqua potabile.

 


Accanto ai campi di detenzione gestiti da italiani vi erano, in Italia, anche campi di concentramento e di smistamento gestiti dalle milizie naziste a Fossoli di Carpi (Modena), San Dalmazzo (Cuneo), Bolzano-Gries e Trieste (risiera di San Sabba) nei quali le condizioni di vita erano ulteriormente peggiori, tanto da essere considerati vere e proprie anticamere dello sterminio. In particolare la risiera di san Sabba, dopo l’occupazione tedesca dei territori della Venezia Giulia, da campo di detenzione per partigiani fu destinata a divenire centro di raccolta e smistamento per gli ebrei: in pratica un vero e proprio campo di sterminio
La mostra è stata progettata con la collaborazione di musei e istituti italiani interessati alla tematica e si avvale anche degli apporti di Donato Bragatto, Micol Bonsi, Ilenia Verzola ed Enrico Tumiati. L’impaginazione digitale è stata realizzata da Riccardo Pareschi.
* Ad ingresso libero, può essere visitata da martedì a domenica, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
Sono previste visite guidate gratuite per tutte le scuole di Ferrara e provincia attraverso una telefonata di prenotazione allo 0532.242215.
La presentazione ufficiale di " Italiani pericolosi" si terrà sabato 2 febbraio, alle ore 17.00, cui farà seguito la presentazione del volume "La repubblica nera. La R.S.I. a Desenzano, a Brescia e nell’alto Garda", di Gaetano Paolo Agnini.

Per maggiori informazioni sulla mostra:
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE STORICA
Centro Etnografico Ferrarese
Via P. Gobetti, 5 - 44100 FERRARA
tel. 0532.768490 Fax 0532.766183
e-mail: etnografico@comune.fe.it

- Per informazioni  sul campo di Fossoli vedi il sito www.fondazionefossoli.org  di cui riportiamo la foto inserita  nel testo

 

Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara (*)
Palazzo dei Diamanti. Corso Ercole I d'Este 19

Il Museo raccoglie rare e preziose testimonianze della partecipazione dei patrioti ferraresi all' epopea risorgimentale . La dotazione documentaria spazia dalla presenza francese a Ferrara, al periodo dei moti carbonari e ripercorre gli eventi che precedettero e seguirono le guerre d'indipendenza. Ulteriori materiali sintetizzano la realtà della prima Guerra Mondiale e delle guerre coloniali.
Negli anni '50 fu aggiunta la sezione dedicata alla Resistenza .
Fra gli oggetti si segnalano: divise dei vari periodi, reperti originali della distrutta fortezza pontificia, un ricco medagliere, armi, labari ed esemplari interessanti di bandiere della Repubblica Cispadana e dei Bersaglieri del Po ( corpo di volontari ferraresi costituitosi nel 1848 e distintosi in diverse battaglie).
Supporto indispensabile alle collezioni di cimeli, il museo dispone anche di un archivio storico-didattico.
Numerosi sono i documenti che ricostruiscono i principali avvenimenti ferraresi nel ventennio e fino alla liberazione: dall'uccisione di Don Minzoni, parroco di Argenta, ai processi del Tribunale Speciale, alla morte della maestra socialista Alda Costa, alla devastazione della Sinagoga, ai 96 ebrei trucidati dai nazisti, ai numerosi eccidi che funestarono la Resistenza ferrarese.

(*) Nota informativa ripresa dal sito www.arteculturafe.it

 

Scritto in Ferrara | Storia. Locale e generaleinvia ad un amico | letto 5815 volte

Inserito da redazione il Lun, 2008-02-04 06:57