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1 gennaio 1948- 2008. La Costituzione compie 60 anni


La Costituzione italiana, “Legge fondamentale dello Stato”, è entrata in vigore il 1° gennaio 1948 e fu  firmata da Enrico De Nicola, allora Capo provvisorio dello Stato .

La Costituzione è stata redatta da 75 dei 556 Deputati appositamente eletti per formare l' Assemblea Costituente, con voto del 2 giugno 1946. I Deputati “legislatori” furono scelti fra tutti i gruppi parlamentari dell'Assemblea, che era composta dai seguenti partiti: Democrazia Cristiana (207 seggi), Partito Comunista Italiano (104), Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria ( o PSIUP, poi PSI, 115), Unione Democratica Nazionale ( UDN, poi Partito liberale, 41), Partito Repubblicano (23), Partito d' Azione (7; sciolto poco dopo). Altri partiti minori ebbero complessivamente 13 seggi.
Le donne Deputate erano 21 in tutto. Per la prima volta nella storia italiana le donne avevano avuto il diritto al voto e alla eleggibilità.
Nonostante le diversità ideologiche, i Deputati Costituenti trovarono, pur tra non poche difficoltà, un soddisfacente accordo nel definire le linee fondamentali per costruire, finalmente, uno Stato democratico, dopo una guerra disastrosa e un ventennio di dittatura fascista .
La Costituzione italiana si compone di 139 articoli, suddivisi in 4 parti, riguardanti : i Principi fondamentali (dall' art. 1 al 12), i Diritti e i Doveri dei cittadini (dal 13 al 54), l' Ordinamento della Repubblica, con disciplina dei distinti Organi e poteri (55-139, relativi a Parlamento, Presidente della Repubblica, Governo, Magistratura, Autonomie locali, Corte Costituzionale), e, infine ,le Disposizioni transitorie e finali.
La nostra Costituzione si ispira ai principi del liberalismo, integrati da larghe aperture al solidarismo sociale e da un riconoscimento accentuato del principio di eguaglianza e dei diritti dei cittadini, anche i più deboli.


In precedenza, circa un secolo prima, l' Italia era stata regolata in base allo “Statuto Albertino”, concesso dal re Carlo Alberto di Savoia al Regno di Sardegna nel 1848, poi esteso al nuovo Regno d'Italia nel 1861. Quello Statuto garantiva già alcune libertà fondamentali (di pensiero, di parola , di stampa...) pur nell'ambito di un ordinamento monarchico e di un diritto di voto riservato solo agli uomini sopra i 30 anni, che fossero possidenti o professionisti, e che sapessero leggere e scrivere. Lo Statuto Albertino venne poi praticamente annullato dalle leggi fasciste del 1924 ( leggi Acerbo) e del 1928 (Codice Rocco), che trasformarono la Monarchia costituzionale in un regime totalitario basato sulla  “dittatura personale del  Duce” Benito Mussolini e del Partito Nazionale Fascista, mettendo fuori legge tutti gli altri partiti e abolendo tutte le libertà di pensiero , parola, associazione, stampa.

Magda Barbieri 

Scritto in Storia. Locale e generaleinvia ad un amico | letto 5963 volte

Inserito da redazione il Mar, 2008-01-01 07:14