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Il ponte e niente altro ..... per la Bologna-Verona. Mauro Bosi


A metà giugno ho aderito all’invito del CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani) e con diversi associati ho partecipato ad una visita guidata ad Ostiglia al cantiere del ponte sul Po della linea ferroviaria Bologna-Verona (di cui allego alcune foto).
Non mi dilungo sui dati tecnici (se qualcuno li chiederà sarò lieto di fornirli), l’opera è imponente, vi transiterà la linea ferroviaria raddoppiata, e i lavori stanno avanzando in modo celere; alcune campate sono già state montate ed è previsto un procedere costante dei lavori per terminare all’incirca in un anno e mezzo.
In pratica alla fine del 2008 potrebbe essere tutta raddoppiata la linea  Bologna-Verona, cosa impensabile fino a pochi anni fa.
Guardavo la maestosità dell’opera, la complessità tecnica e le difficoltà ingegneristiche non trascurabili per la loro realizzazione e mi tornavano in mente le immagini delle rampe del ponte abbandonate che vidi nel 1995, quando con l’Associazione dei Comuni per il Raddoppio stavamo tentando di rimettere in moto questa grande infrastruttura nazionale caduta nel dimenticatoio: quelle rampe incompiute protese verso il grande fiume erano il segno evidente di quanto complesso fosse il nostro obiettivo.

Ma ci fu tenacia, caparbietà, coesione, molteplici azioni a livello nazionale, a livello regionale e provinciale e i lavori si sbloccarono e vedemmo man mano avanzare i lavori di raddoppio, che hanno sì reso difficile la vita delle nostre collettività per gli imponenti lavori strutturali, ma che si è sempre pensato fossero uno scotto da pagare per essere poi ricompensati “in mobilità” e quindi in qualità di vita.
Ricordo solo fugacemente il tributo ingente di sangue, in quel nebbioso 7 gennaio del 2005, con quelle 17 vittime sacrificate in nome della vetustà e della insicurezza della linea ancora a binario unico, pensavamo che le cose sarebbero cambiate.
Qualcosa in effetti è cambiato, si sono accelerati i lavori di raddoppio e di messa in sicurezza della linea (non ancora di tutti i locomotori) e in breve nuove tratte a doppio binario sono state aperte; ricordo l’11 novembre scorso l’inaugurazione della tratta Bologna-Crevalcore che vide la partecipazione di tantissima gente e la gradita presenza del Presidente Prodi, per finire con l’attivazione, tre mesi fa, della tratta Crevalcore-S.Felice sul Panaro, proprio quella dove avvenne la tragedia.

Ora sono raddoppiati 30 km lato Verona (fino a Nogara) e 43 lato Bologna (fino appunto a S.Felice), per completare l’opera ne mancano solo 41, ivi compreso il ponte sul Po e la data prevista è la fine del 2008.

Ma ci sarà davvero quel recupero di mobilità e quindi di qualità di vita, che noi e le nostre collettività ci aspettiamo?

La risposta, visti i fatti e i programmi futuri, è purtroppo negativa: adesso che ci sono i binari e tante “tracce” in più per far girare nuovi treni, non si investe in questa direzione, nemmeno con un governo di centro-sinistra e questo a me fa particolarmente male.

In pratica si sono date negli anni migliorie col contagocce, come su tante altre direttrici, e molto meno che su altri percorsi che la Regione ha privilegiato (basti pensare allo stravolgimento della direttrice Ancona-Milano con potenziamenti fortissimi da Ancona a Piacenza, scelta che ha inibito ogni potenzialità di miglioramento delle altre linee), era proprio così necessario per la Regione accettare supinamente ogni proposta proveniente da Trenitalia?

Prima c’era la scusa del binario unico, ora che quasi tutta la tratta regionale (fino a Poggio-Rusco) è raddoppiata, non ci si investe più nemmeno una lira e allora gli impegni scritti da tempo e promessi vengono ignorati bellamente con superficialità non comune.

In pratica nella tratta Bo-Poggio Rusco è da sempre previsto il cadenzamento all’ora e siamo lontanissimi, c’è su tante direttrici della regione, ma da noi no e non si pensa nemmeno lontanamente di attivarlo, magari dando priorità rispetto a chi è già meglio servito!

Per non parlare della tratta bolognese in cui, negli accordi scritti e siglati da tutti gli enti, si prevedeva il cadenzamento alla mezz’ora sulla Bo-Crevalcore, non solo non se ne parla, ma non si mettono né date né previsioni.

In tempi sicuramente più ricchi di risorse si attivò un ottimo servizio sulla direttrice Nord (Bo-S.Pietro in Casale) nella quale oggi si raggiunge un livello inferiore alla mezz’ora (includendo gli interregionali), ma il cadenzamento orario ora è pressoché ovunque sulle direttrici che partono da Bologna, addirittura si attivò pure il cadenzamento alla mezz’ora da e per Marzabotto, mai previsto in alcuna pianificazione, ma allora c’erano le possibilità e bene si è fatto.

Ora però occorre rivedere gli impegni, addirittura risibili, per il prossimo orario di dicembre, che ipotizza qualche treno qua e là a pioggia, sia a chi ha già tanto, sia a chi ha pochissimo (sulla nostra direttrice verrebbe addirittura tolto un Espresso che arriva a Bologna alle 7,47 e che carica molti pendolari!) con quella pessima logica di scontentare tutti; occorre invece andare a vedere dove si è più indietro, dove i patti sono stati stravolti, dove più le promesse sono cadute nel vuoto, solo allora si può cominciare a ragionare.

Azzeriamo prima il gap più insopportabile e poi facciamo davvero una politica di crescita del trasporto a 360° che ci dia più qualità; se resteranno così le ipotesi di dicembre 2007 penso si darà vita ad azioni dure per far valer i diritti dei nostri concittadini: chi tanto ha lottato per ottenere l’infrastruttura non accetterà di essere relegato ad un livello di servizio mediocre.

Regione Emilia-Romagna e Provincia di Bologna (per il Servizio Ferroviario Metropolitano) e gli altri soggetti (Trenitalia in primis)hanno il tempo di mettere in atto quei correttivi che rendano accettabili le loro proposte trasportistiche.
E’ il tempo della chiarezza.

Ing. Mauro Bosi
(Presidente Associazione Comuni per il Raddoppio)
Crevalcore, 5 luglio 2007

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Inserito da redazione il Ven, 2007-07-06 08:55