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I Caduti di Crevalcore nella Guerra 1915-1918. Paolo Antolini


Per chi si occupa di ricerche legate alla Grande Guerra, è quasi un obbligo cominciare dal monumento ai caduti che si trova spesso nella piazza principale di ogni paese o città d'Italia perché nel suo marmo sono riportati i nomi dei soldati morti sui vari fronti di guerra: così è stato fatto per Crevalcore. Grazie al lavoro di digitalizzazione di gran parte dei documenti depositati presso il Museo Civico del Risorgimento di Bologna, in particolare delle notizie riportate nel volume " I morti della Provincia di Bologna nella guerra 1915-1918 " ai nomi abbiamo potuto affiancare grado, reggimento di appartenenza, data e luogo di morte; la ricerca nel database è stata impostata utilizzando la parola chiave "dimorante a Crevalcore" che ha dato un elenco di 228 nomi di soldati deceduti per cause riconosciute di guerra, mentre l'opuscolo che nel 1924 Crevalcore dedicò ai suoi caduti ne riporta 247; non deve stupire perché nella pubblicazione comunale sono elencati i soldati deceduti per malattie sino al 1924, mentre il volume si ferma al 1920.

Il piano generale di guerra stilato dal nostro Comando Supremo, prevedeva azioni diverse per le varie Armate a seconda del luogo di dislocamento delle stesse: nelle Alpi la 1 Armata doveva stare sulla difensiva, sugli Altipiani Trentini bisognava operare solo per piccole rettifiche del fronte a nostro favore, mentre lungo il corso dell'Isonzo e sul Carso si sarebbero svolte le grandi battaglie per aprire la strada verso Trieste. Abbiamo provato anche noi a suddividere i caduti accertati sul campo per queste macro zone di guerra, i risultati sono in linea col piano di Cadorna: sulle grandi montagne 1 caduto in Adamello, sugli Altipiani Trentini 16 caduti, lungo l'Isonzo e sul Carso ben 61 morti e la guerra vi rimase solo fino al 24 ottobre 1917, poi si trasferì sul monte Grappa e lungo il Piave dove in un anno persero la vita altri 8 soldati.

Continuando l'analisi dei 228 nomi si trova che i morti negli ospedaletti da campo delle immediate retrovie furono 42, quelli nei grandi ospedali di riserva 33; per 15 soldati non è indicato il luogo ma solo la data di morte, ad esempio di CARLO CASSANELLI, soldato nel 7 reggimento Fanteria, nato a Persiceto nel 1883, dimorante a Crevalcore, si conosce solo che venne dichiarato disperso sul campo il 18 dicembre 1917. Dai "Riassunti storici delle Brigate di Fanteria" presso il Museo di Bologna è possibile leggere che a quella data il 7° fanteria era schierato sul Pertica e Asolone (monte Grappa) e Cassanelli Carlo si trovò nel bel mezzo dell'ultimo tentativo austrotedesco di sfondamento, perdendoci la vita.

Non andò certo meglio ai soldati catturati ed inviati in prigionia: tra loro si contano 28 morti per malattie varie, mentre 12 soldati ebbero almeno la "soddisfazione" di morire nel proprio letto a Crevalcore. Diversi altri giovani partiti da Crevalcore per partecipare ad un conflitto che politici e militari avevano garantito di breve durata ( sul Carso ci furono casi di soldati che, temendo di non fare in tempo, persero la vita per recuperare fuori dalle trincee dei trofei di guerra da mostrare una volta tornati a casa), morirono in ospedali specializzati lontano dal fronte oppure in posti isolatissimi: ENRICO MATTIOLI e ALBERTO LAMBERTI, soldati nel 6 reggimento Bersaglieri, vennero dichiarati dispersi a Sidi Bargub (Libia) il 17 giugno 1915. Dopo la guerra contro la Libia del 1911-1912 e la conquista dei porti di Tripoli e Derna, il nostro esercito aveva lasciato una serie di avamposti fortificati per mantenere sottomesse le tribù locali. Allo scoppio della guerra nel maggio del 1915 il corpo d'armata libico venne ridotto all'osso, ne approfittarono i capi delle popolazioni locali per scatenare una rivolta che costrinse il nostro esercito a ritirare verso la costa le truppe degli avamposti, naturalmente ciò avvenne con gravi perdite e dei prigionieri o feriti catturati non si seppe più nulla.

Proviamo ora a descrivere, brevemente, alcune delle vicende belliche che coinvolsero i soldati Crevalcoresi.

Il Podgora ( 9 morti ) che, assieme al Sabotino, proteggeva la città di Gorizia, fu attaccato dall'esercito italiano verso la fine di maggio del 1915 ( lo sbalzo offensivo: 26 maggio-26 giugno 1915 ). Lungo i suoi fianchi troveranno la morte migliaia di soldati, tra questi anche GIUSEPPE GHELFI (Medaglia di bronzo al valor militare), classe 1891, morto per ferite sul Podgora il 10 giugno 1915, che ha il triste primato del primo caduto di Crevalcore; ci volle un anno di incessanti attacchi per prendere il monte ed entrare in Gorizia ( VI° battaglia dell'IsonzoALFREDO FILIPPETTI classe 1889, muore per ferite sul Podgora 6-17 agosto 1916 ), infatti l'11 agosto 1916 durante i rastrellamenti delle grotte e bunker sotterranei dove avevano trovato rifugio gli austriaci.

Il Podgora ed il Sabotino sono collegati da una serie continua di colline, tra cui il Grafenberg, tagliate dal valico di Oslavia; a novembre del 1915 ( IV° battaglia dell'Isonzo 10 novembre - 2 dicembre 1915 ) le truppe italiane riuscirono a prendere la quota 188 ed il dosso del Bosniaco nel settore di Oslavia, minacciando di aggiramento un lungo tratto delle difese austriache. Tra il 14 ed il 16 gennaio del 1916 scattò la reazione avversaria: centinaia di cannoni di ogni calibro scaricarono sui due chilometri di trincee italiane al valico migliaia di proiettili, il successivo attacco della fanteria annientò i sopravvissuti. Tra novembre del '15 e gennaio del '16 in quella zona caddero 3 soldati di Crevalcore e EVARISTO GUERZONI, classe 1883, venne dichiarato disperso ad Oslavia il 16 gennaio 1916, la notte dell'attacco austriaco.

Tragica fu anche la morte di GAETANO FIORINI classe 1894, e ELMO MORSELLI classe 1896, coinvolti nell'attacco austriaco coi gas asfissianti sul monte San Michele il 29 giugno 1916. Tra il 29 ed il 30 giugno, nel solo settore del fronte San Michele-San Martino del Carso, per l'azione dei gas e del contemporaneo attacco nemico, complessivamente vennero messi fuori combattimento circa 200 ufficiali e 6.500 uomini di truppa.

La conquista di Gorizia, pagata con la morte di 5 soldati Crevalcoresi e tra questi ATTILIO FERRI classe 1884, morto per ferite sul campo il 6 agosto 1916 il primo giorno del grande assalto, non portò certo molti benefici all'esercito italiano che si trovò infilato in una sacca battuto dalle armi del nemico ritiratosi sulla linea di colline alle spalle della città, dai nomi che diverranno in breve tristemente famosi: Monte Santo, San Gabriele, San Daniele, San Marco.

E' la linea sulla quale fu definitivamente bloccato il nostro esercito, a testimoniarlo stanno le date di morte dei soldati GEMINIANO CAMPANA classe 1887, morto per ferite sul Monte Santo il 15 maggio 1917 e ALESSANDRO GOLDONI classe 1893, morto per ferite sul Monte Santo il 19 ottobre 1917, una settimana prima dello sfondamento di Caporetto.

Lungo il corso dell'Isonzo verranno combattute 12 battaglie, sono 100.000 i caduti della sola III° Armata sepolti nel Sacrario di Redipuglia; alcuni posti vennero ricordati dai soldati più di altri perché, permettetemi il termine, schifosi oltre l'immaginabile: tra questi Zagora. Agli italiani era riuscito di porre piede sulla sponda sinistra dell'Isonzo tra i paesi di Plava e, appunto, Zagora già durante la III° battaglia 18 ottobre-4 novembre 1915; la piccola testa di ponte, male alimentata e ancor peggio rifornita, era diventata un cimitero a cielo aperto: nel paese di Zagora, ridotto ad un cumulo di rovine, la linea del fronte era praticamente inesistente ed ogni casa poteva ospitare soldati di entrambi gli eserciti. Di giorno operavano solo i cecchini, mentre di notte si affrontavano le pattuglie all'arma bianca, appena potevano i soldati si rintanavano nelle caverne scavate sotto le macerie: più minatori che soldati. Saranno 4 i caduti Crevalcoresi a Zagora, tra questi MASSIMILIANO PASQUINI classe 1881, morto per ferite a Zagora il 14 maggio 1917

( X° battaglia dell'Isonzo 12-28 maggio 1917 ) e CARLO CIRRI classe 1881, morto per ferite il 26 giugno 1917, sepolto nel cimitero di Zagora. Solo con la XI° battaglia dell'Isonzo 17-31 agosto 1917 e la conquista della Bainsizza il paese ebbe un po’ di respiro.

Caporetto e Monte Nero, nomi che evocano eroismi e tragedie. Le due località sono una di fronte all'altra, vennero conquistate durante la spallata iniziale nel giugno 1915, dopo 2 anni di guerra non si era progrediti un solo metro. Il 24 ottobre 1917, la XIV Armata austro-tedesca del gen. von Below operava il suo tremendo attacco; alla stretta di Saga, sull'Isonzo, il gruppo Krauss sfondò le nostre incerte difese, alle 18 dello stesso giorno il nostro esercito abbandonava Caporetto, la strada che scendeva dal Monte Nero all'Isonzo cadde sotto il controllo dei tedeschi. Gli italiani in linea sul monte, non volendo consegnarsi al nemico, iniziarono un ripiegamento per cresta verso il Polonik e la Carnia che si pensava ancora libera. Morirono in 2, ANTONIO MALAGUTI classe 1879, disperso durante il ripiegamento di Caporetto, mentre ENEA TANGERINI classe 1895, tentando la via delle montagne venne dichiarato disperso a Monte Nero il 24 ottobre 1917. Il primo serio tentativo di arresto fu fatto sul Tagliamento, dove il Corpo Speciale di retroguardia del gen .Di Giorgio tentò di mantenere due teste di ponte sulla sponda sinistra ai ponti di Cornino e Pinzano. Sulle colline di Ragogna, presso Pinzano fu schierata la Brigata Bologna, 39° e 40° fanteria, che venne investita dalla 12° divisione slesiana e 50° divisione austriaca; la battaglia infuriò dal 30 ottobre al 1 novembre 1917, poi sotto l'incalzare del nemico il gen. Sanna ordinò la distruzione del ponte, condannando i sopravvissuti della Bologna bloccati sulla sponda sinistra, a morire o arrendersi. Nel 40° fanteria era inquadrato anche ARGIO LODI, dato per disperso proprio il 1 novembre 1917.

Negli Altipiani Trentini la guerra rimase 41 mesi, attacchi e contrattacchi passarono avanti ed indietro per gli stessi territori molte volte, alla fine oltre il 70% dei pascoli e boschi, la vita per le popolazioni residenti, risultò distrutto e inquinato, furono le baracche ed i ricoveri militari ad ospitare gli esuli di ritorno sugli Altipiani a fine guerra. Se non sono emersi caduti sul campo durante l'offensiva austriaca di primavera ( Strafexpedition 15 maggio-18 giugno 1916 ), ben diversamente andò nell'inseguimento dei nemici in ritirata su posizioni più favorevoli. Sulla linea del fronte Asiago-Monte Zebio-Monte Forno-Monte Ortigara, raggiunta dagli italiani a luglio del '16, persero la vita 8 soldati di Crevalcore, tra questi PIETRO VILLANI classe1896, morto per ferite sul Monte Zebio il 22 luglio 1916. I soldati GAETANO ALBERTI, classe 1884, e LUIGI PIZZI classe 1887, parteciparono alla battaglia dell'Ortigara ( 10-30 giugno 1917 ), della quale non si seppe nulla fin verso gli anni '70 perché, spacciata per grande vittoria, fu invece un insensato macello di soldati che non spostò di un metro la linea del fronte; Alberti cadde il 15 giugno e Pizzi il 25, assieme ad altri 30.000 italiani e 10.000 austriaci. Torniamo a maggio del 1916, dall'Altipiano di Folgaria l'ala sinistra austriaca, impegnata nella Strafexpedition, respinse gli italiani sino agli ultimi monti prima della pianura veneta, cioè il Novegno, Pria Forà e monte Cimone di Tonezza, posti allo sbocco della Val d'Astico, sulla destra dell'omonimo torrente. Il monte Cimone, per la sua importanza strategica venne difeso ad oltranza dal nostro esercito che tuttavia dovette capitolare il 24 maggio 1916. La successiva ritirata austriaca nella zona centrale dell'Altipiano d'Asiago a fine giugno permise agli italiani di tentare la riconquista e la notte tra il 23 ed il 24 luglio il battaglione alpino Val Leogra ed il 154° fanteria attaccarono la ridotta nemica della cima sgominandola e riconquistandola. Tra questi uomini c'era anche LUIGI BORGATTI, soldato nel 154mo reggimento Fanteria, nato a Cento nel 1896, dimorante a Crevalcore (Galeazza), disperso sul campo a Monte Cimone il 23 luglio 1916. Per questa azione la bandiera di guerra del 154° venne insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare. Purtroppo non era ancora finita. Il Comando Austriaco, riassestata la linea del fronte, ritentò la conquista del Cimone, questa volta con un mezzo diverso: una mina sotterranea che scoppiò all'alba del 23 settembre 1916 disintegrando il nostro caposaldo, sotto il quale rimasero centinaia di morti e feriti che fu impossibile soccorrere. Nei vani tentativi di riconquista del nostro esercito, moriranno anche FIRMO BEGHELLI classe 1894, che cadde sul Monte Cimone il 25 settembre 1916 e AMEDEO MATTIOLI classe 1889, morto il 26 settembre 1916.

Abbiamo brevemente accennato ad alcune delle grandi battaglie che si svolsero sugli Altipiani, ce ne fu ancora una che va ricordata e si svolse a cavallo tra il 1917 ed il 1918. Tra novembre e dicembre 1917, gli austriaci attaccarono decisamente nel settore delle Melette di Gallio e Melette di Foza, la disperata resistenza italiana non valse a fermare il nemico che, anzi, sfondò la nostra prima linea arrivando ad occupare anche il settore chiamato dei tre monti: Val Bella, Col d'Ecchele, Col del Rosso. A gennaio del 1918, il Comando Supremo Italiano ne ordinò la riconquista. Particolarmente dura fu la lotta per il possesso del Val Bella e solo il giorno 29 questa fu completata; GAETANO NANETTI soldato nel 2 reggimento Bersaglieri, fu dichiarato disperso sul Monte Val Bella il 25 gennaio 1918.

Dopo la ritirata di Caporetto la nuova linea del fronte attraversava il Monte Grappa, dove erano confluiti i resti della IV° Armata, e proseguiva lungo la sponda destra del Piave fino alla foci, difese dalla III°Armata. Tra novembre e dicembre 1917 austriaci e tedeschi tentarono più volte di sfondare, fortunatamente senza riuscirci. Ai "vecchi nomi" delle montagne del Carso Goriziano si sostituiranno i nuovi: Asolone, Pertica, Prassolan, Coston, Montello; piccolissime frazioni lungo il Piave saliranno alla ribalta della cronaca perché luoghi di furiosi combattimenti. Sono 8 i caduti di Crevalcore sul campo. Tra questi ZUCCHINI ADOLFO classe 1898, disperso sul Monte Grappa il 23 dicembre 1917, alla fine della 2° battaglia d'arresto e BORGHI FERDINANDO classe 1899 ( uno dei tanti Ragazzi del '99 ), morto per ferite a Col dell'Orso il 15 giugno 1918 e sepolto nel cimitero di Cason delle Mure (Grappa). La morte di Borghi coincise con l'inizio della Battaglia del Solstizio che fu nel 1918 anche l'ultimo grande tentativo di sfondamento operato dagli austriaci; ebbe solo un fugace successo sul Montello verso il paese di Nervesa dove si svolse una battaglia casa per casa durata 3 giorni. A segnare un altro importantissimo momento della Guerra Mondiale è la morte di MANFREDI SANTE classe 1897, morto per ferite sul Monte Valderoa il 24 ottobre 1918 perché quel giorno iniziò la Battaglia di Vittorio Veneto ( 24 ottobre-3 novembre 1918 ), quella che portò all'armistizio di Villa Giusti il 3 novembre ed alla cessazione delle ostilità il giorno 4 novembre 1918.

Paolo Antolini   ( Relazione tenuta a Crevalcore il 4 novembre 2006, in occasione della celebrazione dell' anniversario della fine della 1° Guerra Mondiale)

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Inserito da redazione il Gio, 23/11/2006 - 08:25